Da studentessa, avendo più tempo a disposizione, annotavo con precisione millimetrica il titolo di ogni volume che mi incuriosiva o interessava, per poi setacciare le librerie alla ricerca dell’ambito papiro, incurante degli agenti atmosferici, delle edizioni fuori catalogo, persino del buon senso. Col passare degli anni, ho iniziato ad annotare sempre meno titoli e ad affidarmi alla serendipità, lasciando che a guidarmi nella scelta fossero un sottotitolo strano, una copertina curiosa, un’intuizione improvvisa, la sapiente disposizione in vetrina imputabile alla commessa della libreria di turno (perché no?). Anche il libro scelto questo mese mi ha “catturata” mentre mi aggiravo fra gli scaffali alla ricerca di altro, complice una Joan Crawford anni Quaranta che sorride bionda e impettita dalla copertina: Dizionario Snob del Cinema (The Film Snob's Dictionary: An Essential Lexicon of Filmological Knowledge, 2006).*
Firmato da David Kamp e Lawrence Levi, affermati giornalisti newyorchesi, segue a ruota The Rock Snob's Dictionary: An Essential Lexicon of Rockological Knowledge (2005), che Kamp ha scritto insieme a Steven Daly. Più che un dizionario, il volume ha l’aspetto di una stringatissima e pungente enciclopedia, che viviseziona in ogni voce un diverso aspetto dell’essere Cinefilo Snob e delle maggiori passioni, condivisibili o meno, di tali curiosi soggetti.
Alzi la mano chi non si è sorbito, fosse anche solo una volta nella vita, una di quelle uscite di gruppo in cui si viene presentati all’“esperto” della compagnia, quello che in mezzo all’intimorito silenzio generale snocciola titoli di film uzbeki come se fossero il suo pane quotidiano, guarda gli interlocutori inorridito perché non sanno chi sia Andrej Arsenevič Tarkovskij e sostiene con toni melodrammatici che non andrebbe a vedere una commedia commerciale nemmeno sotto tortura. Bisogna pensare esattamente a tutti i casi in cui ci si è annoiati a morte ascoltando con sorrisi di circostanza i deliri fini a se stessi di tali “esperti” per poter gustare appieno il Dizionario, che sbeffeggia senza pietà la maggior parte delle mode cinefile degli ultimi cinquant’anni, senza risparmiare vere e proprie istituzioni come i Cahiers du Cinéma e assestando stoccate velenose nei confronti di mostri sacri del calibro di – cito qualche nome in ordine sparso senza pretesa di esaustività – Eric Rohmer, Derek Jarman, Monte Hellman, Seijun Suzuki.
Irriverente, un po’ pettegolo, sicuramente e coraggiosamente tranchant anche se ogni tanto inesatto (Fritz Lang non era un regista espressionista!), il volume è davvero divertente; si può leggere tutto d’un fiato oppure come una vera mini-enciclopedia, da consultare in base all’esigenza del momento o da sfogliare saltando casualmente da una pagina all’altra, da una definizione all’altra. Il formato particolarmente “tascabile” lo rende inoltre perfetto per essere spiluccato in coda, sui mezzi pubblici, seduti su una panchina, praticamente dovunque.
Giunto alla terza edizione italiana per la traduzione di Alfonso Geraci, che ha inserito come incipit proprio una Avvertenza al lettore italiano (e ha fatto complessivamente un buon lavoro, se si trascurano alcune sviste come il «fuoco profondo» che è in realtà la «profondità di campo» e maiuscole infilate un po’ dove capita), il Dizionario entra subito nel vivo del proprio argomento con una fiammeggiante Nota degli Autori, nella quale si può leggere:
Questo Dizionario Snob del Cinema si propone di colmare in parte il gap culturale tra gli Snob e i non-Snob, così che le persone normali e non sociopatiche che amano il cinema possano A) assaggiare il Formaggio con le Pere della cui bontà il Cinefilo Snob vorrebbe non sospettassero nemmeno; e B) evitare del tutto o comunque cibarsi con cautela della considerevole quantità di cose discutibili e di cagate vere e proprie di fronte alle quali gli Snob si genuflettono in nome dello Snobismo. Quest'ultima ci sembra una funzione particolarmente utile, dal momento che il gusto del Cinefilo Snob è volutamente perverso [...]. Gli autori di questo libro si sono sforzati di trovare un equilibrio tra curiosità intellettuale e follia Snob, perché il lettore intimidito dalle parole «Espressionismo Tedesco» possa finalmente decidersi a noleggiare il godibilissimo M di Fritz Lang, ma allo stesso tempo liberarsi dal senso di colpa per non aver mai visto un film di Peter Greenaway.
Dopo aver spiegato Chi è il Cinefilo Snob? e Perché in questo libro non ci sono Fellini e Bergman?, fornisce essenziali Istruzioni per l’uso e catapulta il lettore in definizioni che con stile impagabile fotografano in poche righe vizi, virtù, geni dimenticati e millantati, manie e follie dello snobismo cinematografico. Anche se, com’è prevedibile, una parte delle nozioni può essere colta in ogni implicazione solo dal lettore statunitense, che conosce meglio del lettore italiano i critici dei quotidiani d’oltreoceano e la programmazione televisiva a stelle e strisce, sicuramente il Dizionario non deluderà chiunque abbia voglia di leggere un testo che tratta senza peli sulla lingua gli stessi argomenti sui quali la critica nostrana e internazionale si esprime in modo ben più aulico ed elogiativo.
Le voci assolutamente imperdibili perché “sacre” per ogni vero Cinefilo Snob sono contraddistinte da un simbolino che ricorda una pizza cinematografica e al fondo delle più godibili si trova un possibile esempio di come un Cinefilo userebbe in una propria affermazione il concetto appena discusso nella voce del Dizionario. Eccone un esempio:
APPARATO. Termine comicamente oscuro utilizzato per blaterare di cinema nell’ambito di discorsi a sedicente ispirazione semiotica, e che si riferisce tanto alla macchina da presa che, più in generale, al «sistema della significazione finzionale». Chi ne fa uso vive evidentemente nel terrore di essere preso a bastonate nel caso in cui le espressioni «macchina da presa» o «narrazione» dovessero scappargli di bocca. L’inflessibile voyeurismo di L’occhio che uccide di Michael Powell mobilita un possente apparato onde significare lo sguardo maschile.
A completare la dotazione del Dizionario, una serie di sfiziosi Contenuti speciali:
- Lessico Onomastico ad uso dell’Aspirante Snob – Come far riferimento a taluni personaggi nel corso di una conversazione con altri Snob;- È un Film o è Cinema? – Come distinguere una cosa dall’altra;
- Da non confondere con...;
- Ubiqui e Sovrappeso: dieci grossi caratteristi americani – Come riconoscerli e distinguerli;
- «Rivedendolo per la diciottesima volta...» ‒ Separare il grano dal loglio Snob;
- Dieci capolavori perduti;
- Non Sequitur?;
- «In Anticipo sui Tempi!» ‒ Breve guida ai film che andavano «Oltre».
Perché leggere il Dizionario? Essenzialmente per tre motivi.
Il primo è che dopo averlo fatto sarete non solo in grado di considerare con maggiore senso critico la quasi totalità delle mode culturali e cinematografiche del momento ma anche di smascherare la maggior parte dei critici per quello che è, un club di Snob incalliti senza possibilità di redenzione.
Il secondo è che vi imbatterete sicuramente in personaggi, film, curiosità e aneddoti che magari non conoscevate e potrebbero piacervi.
Il terzo, ancora più importante, è che vi permetterà di affrontare più corazzati e con una punta di spavalderia qualsiasi ennesima – e un tempo interminabile – serata con l’“esperto” di turno, neutralizzandone le insensate affermazioni e arrivando persino a sorriderne, se giocherete a collocarle all’interno di una pagina a vostra discrezione del Dizionario Snob del Cinema.
[
Azzurra Camoglio]
* David Kamp e Lawrence Levi
Dizionario Snob del Cinema
(The Film Snob's Dictionary: An Essential Lexicon of Filmological Knowledge)
Palermo, Sellerio editore (2006), Il divano n.250
ISBN: 88-389-2169-5, pp. 188, € 10,00
A cura di Alfonso Geraci